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PasoliniPenso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta.

Alla sua gestione, alla umanità che ne scaturisce.

A costruire un'identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. 

A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.

In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell'apparire, del diventare.

A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde.

E' un esercizio che mi riesce bene.

E mi riconcilia con il mio sacro poco. 

Pier Paolo Pasolini

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Mandaci, o Dio, dei pazzi bimbo colori

che non tengano conto
del proprio compenso,
né calcolino interessi o profitti,
che lascino da parte titoli onorifici,
come cavaliere, monsignore,
né si facciano chiamare "direttore". {loadposition addthis}

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“Ciò che chiamiamo malattia è lo stadio terminale di un disordine molto più profondo, e per assicurare un successo completo alla cura è evidente che non si può trattare la conseguenza senza risalire alla causa fondamentale per eliminarla. […] {loadposition addthis}

Fiori di Bach

La malattia, apparentemente così crudele, è in se stessa benefica e per noi proficua perché se la interpretiamo correttamente ci mostrerà i nostri difetti essenziali. Curata in modo adatto permetterà l’eliminazione di questi difetti e ci lascerà migliori e più maturi di prima. La sofferenza è un correttivo che mette in luce la lezione che non avremmo potuto apprendere con altri mezzi e non può essere eliminata se prima tale lezione non sarà compresa. […] La sofferenza è in se stessa benefica in quanto ci avverte quando imbocchiamo un cammino sbagliato e affretta la nostra evoluzione verso la sua gloriosa perfezione. […]

Quando si scopre il difetto non bisogna mai scordarsi che il rimedio non consiste nel muovergli la guerra, nell’usare volontà ed energie per annientare un male, ma nello sviluppare regolarmente, senza esitazione, la virtù opposta: ciò cancellerà automaticamente dalla nostra natura ogni traccia del difetto. Lottare contro un difetto ne accresce il potere, focalizza l’attenzione sulla sua presenza. Dimenticare il difetto e sforzarsi coscientemente di sviluppare la virtù che lo annullerà, questa è la vittoria. […]

Poiché è l’egoismo la causa principale di ogni malattia, vi è un metodo sicuro per ottenere il sollievo da ogni sofferenza ed è quello di trasformare l’amore di sé in devozione per gli altri.”

Dr. Edward Bach, Guarisci te stesso (1931)

Un ringraziamento speciale alla dott.ssa Laura Bertoni, (dott.ssa in farmacia e in tecniche erboristiche, naturopata) per la sua disponibilità ad entrare in contatto con le radici profonde della sofferenza e miscelare composti con sensibilità e sapienza alchemica.


Vladimir Kush

Vladimir Kush - "Walnut of Eden"

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Steve Jobs"Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’. {loadposition addthis}

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"Qualcuno ha detto, una volta, di sentirsi come bloccato su un disco
che non smetteva mai di girare: era imprigionato nel solco, e a ogni
giro il solco diventava più profondo. Altre persone dicono che,
talvolta, quando si ascoltano parlare, si sentono come se avessero in
bocca un registratore, che ripete all’infinito le stesse cose. Ne sono
nauseate, ma in un modo o nell’altro continuano a chiudersi in un
ruolo che, per quanto fonte di sofferenza, comporta un piccolo, buffo
senso di identità che garantisce loro una certa sicurezza. Questo è il
Samsara.
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Dove ricevo