Steve Jobs

Siate affamati, siate folli

Steve Jobs“Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.

Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.

Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale.

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.

Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone.
Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

”Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.

Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

Siate affamati. Siate folli.”

 

Steve Jobs

chi ha vinto tra le due?

La truffa del corpo perfetto

chi ha vinto tra le due?

“Lasciamo le belle donne agli uomini senza fantasia.
Marcel Proust

Ci bombardano continuamente con immagini di donne magrissime
con seni ampi prosperosi,
uomini alti e muscolosi,
addominali scolpiti, glutei sferici e granitici,
volti lisci e immacolati come fossero stirati,
pance piatte e fianchi stretti, spalle larghe e dritte, profili impeccabili e denti perfetti…

Ci confrontiamo continuamente, e inesorabilmente finiamo per esserne sconfitti. E’ un confronto impietoso con un ideale di bellezza accettato da tutti, che ci fa sentire più o meno tutti brutti, o anche grassi, pieni di cellulite e di rughe, col sedere piatto-basso-largo-stretto, piccolo-cadente-esagerato, con la pelle secca-unta-macchiata-molle, i fianchi larghi-grossi-gonfi, le gambe grosse-piccole-storte-corte, ecc ecc…

Il risultato è sempre lo stesso:

non ci accettiamo così come siamo.

Ma questo confronto non si può vincere perché questo ideale in realtà è finto!!! E’ tutta una fregatura!!! Non esiste nel mondo reale una donna uguale a Barbie e, grazie al cielo, mai esisterà.

Volete le prove?

Guardate questi video e scoprirete che TUTTE le immagini delle pubblicità sono il risultato di un potente fotoritocco digitale: insomma ci vendono un ideale che è irrealizzabile e noi ci torturiamo per anni nello sforzo vano di raggiungerlo.

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Ma la cosa più triste è che oggi le donne si vedono con gli occhi degli uomini, come dice Lorella Zanardo nell’ottimo documentario “Il corpo delle donne” che consiglio a tutti di guardare.

{youtube}EBcLjf4tD4E{/youtube}


Chi l’ha detto che dobbiamo per forza aderire al modello che ci propongono?

E’ un modello arbitrario, imposto da fattori commerciali e culturali.

“Il canone di bellezza è l’ideale di bellezza fisica riconosciuto dalla società, strettamente legato all’epoca ed alla situazione economica e sociale di un popolo.”

Evoluzione del mito della Bellezza

Infatti non è sempre stato come oggi:
Venus WillendorfNel Paleolitico l’immagine della divinità femminile
era la Dea Madre, simbolo di fertilità e maternità.

Ecco poi la femminilità nei grandi pittori dal ‘400 fino all’800,
la Venere di Tiziano, quella di Botticelli, la femminilità gioiosa e giocosa dei quadri di Renoir:

Venere - Tiziano

Venere - Botticelli

Renoir

Nell’era contemporanea, negli anni ’50 e ’60  sono comparsi modelli come Marylin Monroe poi arrivò il modello Twiggy (traduzione letterale di “legnetto”, indossatrice della fine degli anni sessanta famosa per la sua magrezza, il volto da bambina e la figura esile da adolescente), il primo modello di donna esile, bambina, innocua…

Modella Twiggy
In quegli anni il modello estetico era 1.73 per 60 kg;

è del ‘59 il primo modello di Barbie.

Barbie '59
Negli anni  ‘70 e ’80 il modello di riferimento femminile passò a 1.73  per 53 kg.
Dagli anni ’90 fino ad oggi l’ideale estetico è 1.79 per 50 kg…

… “peccato” però che è un ideale di bellezza biologicamente irraggiungibile

… a meno che non si tratti di un fotoritocco, oppure di un fumetto (come la celebre Fujiko musa ispiratrice dei leggendari colpi di Lupin III), oppure dei bozzetti che escono dalle matite degli stilisti…

fumetti e bozzetti

… o del corpo scheletrico, malnutrito ed emaciato di una vittima dell’anoressia nervosa … come per altro succede a molte fotomodelle.

Fotomodelle '90 - 2000

In realtà la media delle donne sane è nella fascia 1.63 per 60 kg circa!!!

Questo ideale di bellezza irraggiungibile e patologico, magra e essenziale per la donna, tonico e asciutto per l’uomo, lo possiamo ritrovare in varie pubblicità:

pubblicità magrezza

Tra l’altro poi la stessa cultura che ci propone l’ideale di magrezza al tempo stesso dà grande risalto al consumo di snacks, pasti pronti e veloci, dolciumi industriali, alcolici, e in definitiva promuove un’alimentazione squilibrata e volta al sovrappeso e all’obesità.

Talvolta si alza una voce che denuncia l’assurdità di questo ideale di bellezza, ma è una lotta impari, bisogna fare molto di più.

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Vorrei chiudere citando quello che disse Anna Magnani al suo truccatore, riferendosi alle rughe del suo viso, così prepotentemente espressive e intense:

“Quelle non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire.”

Stefano Zucchi
Psicologo Psicoterapeuta


fare soldi facilmente

Fare soldi in tempo di crisi

C’è un modo molto semplice (e un tantino spregiudicato)

fare soldi facilmente

per fare soldi a palate anche in momenti difficili di crisi economica globale. Non perdere tempo, provaci anche tu!

Ecco come fare!

E’ semplicissimo: prendi un’insicurezza e speculaci sopra!

Forza, provaci anche tu! Non accontentarti del solito lavoro banale e ripetitivo, della solita fatica per solo 1000 euro al mese! Ci sono folle di uomini e donne, intere masse di persone manipolabili che non aspettano altro che comprare soluzioni magiche per le loro insicurezze. Sono disposte ad indebitarsi o ad ammalarsi in cambio del tuo rimedio magico…

Sex symbol

Prendiamo ad esempio una insicurezza piuttosto comune ai giorni nostri: l’insoddisfazione per il proprio corpo.

Ecco qui i 7 passi per fare business sulle insicurezze!

1. Prendi un’insicurezza molto comune: per esempio l’Insoddisfazione per il proprio Corpo.

2. Crea un Modello Estetico irraggiungibile. Mi raccomando il modello estetico deve essere irraggiungibile altrimenti qualcuno potrebbe raggiungerlo e rendersi conto che è tutta una truffa. Se non sai chi proporre guarda le pubblicità alla TV o in qualsiasi giornale. Consiglio: non scegliere un modello estetico grasso e nemmeno talentuoso (esempio Pavarotti) perché non avrà successo: infatti è difficile credere che “grasso è bello”, e poi nessuno ha voglia di faticare anni col proprio talento per raggiungere una buona autostima. Resta sul piano estetico: prova coi magri e giovani, vedrai che qualcuno abbocca.

alena seredova

3. Associa a questo modello estetico dei valori di Successo e Gratificazione: cioè fai credere alla gente che se sei esteticamente così allora avrai anche successo, soldi, corteggiatori, giovinezza, una bella auto, una casa sul mare, insomma una nuova spumeggiante vita. E se ci riesci mettici anche volti sorridenti tipo Mentadent, che facciano pensare alla felicità, che non fa mai male…

4. Crea uno Spot, qualcosa come: “Se diventi così allora sarai felice!”. Non ti preoccupare di mentire né di esagerare. Puoi anche essere spudorato, ma devi vendere un sogno, un’ideale.

costantino

5. Convinci gli insicuri che Tu puoi farli diventare come quel modello estetico (esempio: un seno alto e prosperoso come quello di …, un sedere sodo e all’insù come quello di …, fianchi stretti e snelli come quelli di …, labbra gonfie e carnose come quelle di …, addominali piatti e a tartaruga come quelli di …, ecc. ecc.).

6. Proponi un Prodotto (esempio un cosmetico, un corso in palestra, un attrezzo ginnico da comprare in tv, ecc). Non serve che il prodotto sia risolutivo, basta solo che abbia un qualche effetto immediato. Non preoccuparti se nel lungo periodo è assolutamente inefficace e magari dannoso: nessuno ci farà caso, e chi lo farà attribuirà la colpa a se stesso, non al prodotto. Mi raccomando il prodotto deve essere non troppo faticoso (esempio elettrostimolatore) altrimenti gli insicuri si stancano e passano ad un altro prodotto. Funzionano molto bene le cose che non comportano sforzi, magari anche un po’ magiche, come pillole per dimagrire, snack dietetici, integratori, ecc: basta ingerirli e non ci devi più pensare. Consiglio: scegli un prodotto che non mette in discussione lo stile di vita, le persone si spaventano di fronte alle richieste di cambiamento. Anzi, se vuoi fare soldi è meglio che il problema non si risolva mai del tutto.

7. Scegli un buon avvocato che ti renda non-responsabile di eventuali effetti collaterali, complicanze mediche, insuccessi clamorosi, ecc. Utile anche proporre un numero verde gratuito che dia sempre occupato.

Ecco fatto! euro

E’ un business che non conosce crisi, anzi aumenta nei momenti di fragilità. Pensate a tutto l’indotto che ci “mangia” sopra: Palestre, Industria dei Cosmetici, Farmaci togli-fame e anoressizzanti, Chirurgia Estetica (botulino ed operazioni chirurgiche), Alimenti dietetici, ecc.

Leggi anche: come creare Modelli Estetici Irraggiungibili.

Dott. Stefano Zucchi
Psicologo Psicoterapeuta

P.S.: E’ un testo volutamente ironico, di denuncia verso ogni fenomeno commerciale, pubblicitario, ogni forma di speculazione sulle insicurezze umane: in particolare verso tutta l'”industria” che si arricchisce sull’insoddisfazione corporea, proponendo ideali irraggiungibili di bellezza, insistendo sull’idea che occorre cambiare il proprio corpo per adattarsi a certi standard perfezionistici, e in definitiva aumentando il disagio psicologico di tante persone. E in questo senso il testo non vuole offendere la sensibilità dei lettori, ma portare l’attenzione e criticare questo fenomeno di speculazione sulle insicurezze.



Questo è il Samsara

“Qualcuno ha detto, una volta, di sentirsi come bloccato su un disco
che non smetteva mai di girare: era imprigionato nel solco, e a ogni
giro il solco diventava più profondo. Altre persone dicono che,
talvolta, quando si ascoltano parlare, si sentono come se avessero in
bocca un registratore, che ripete all’infinito le stesse cose. Ne sono
nauseate, ma in un modo o nell’altro continuano a chiudersi in un
ruolo che, per quanto fonte di sofferenza, comporta un piccolo, buffo
senso di identità che garantisce loro una certa sicurezza. Questo è il
Samsara.

L’essenza del samsara è la tendenza, comune a noi tutti, di cercare il
piacere e sfuggire la sofferenza, cercare la sicurezza e sfuggire la
mancanza di fondamenta, cercare la comodità e sfuggire il disagio.
L’insegnamento basilare è che proprio un tale atteggiamento ci rende
disperati, infelici, e ci imprigiona in una visione della realtà molto
angusta e limitata. E così ci teniamo imprigionati all’interno di un
bozzolo. Là fuori ci sono tutti i pianeti, le galassie e lo spazio
infinito, ma noi ce ne stiamo dentro il nostro bozzolo, o forse dentro
una capsula, come quelle delle vitamine. Attimo per attimo, decidiamo
che è meglio rimanere nella nostra capsula. Preferiamo rimanere una
pillola di vitamine, piuttosto che sperimentare il dolore dell’uscire
all’aria aperta. La vita all’interno della capsula è confortevole e
sicura. Abbiamo tutto sotto controllo, lì dentro.  E’ una vita sicura,
prevedibile e comoda; possiamo fidarci.

Quando ce ne andiamo in giro per casa, sappiamo esattamente dove si
trovano i mobili, ed è così che ci piace. Sappiamo di avere a
disposizione tutti gli oggetti che ci servono e i nostri vestiti
preferiti. Se ci troviamo a disagio, non facciamo che colmare le
lacune. La nostra mente è alla continua ricerca di zone di sicurezza.
Restiamo in questa zona di sicurezza, e per noi la vita è così: tenere
tutto sotto controllo, tutto garantito. La morte è la perdita di tutto
ciò. E’ il nostro incubo, ciò che ci rende ansiosi. Si potrebbe
definire “morte” il sentirsi in difficoltà, imbarazzati e a disagio.
Un’altra descrizione della morte, quella cosa che ci terrorizza tanto,
potrebbe essere la confusione totale, il non sapere assolutamente
quale strada prendere. Vogliamo sempre sapere cosa ci aspetta.

La mente è alla continua ricerca di zone di sicurezza., ma queste si
dissolvono una dopo l’altra e allora ci affanniamo a costruirne di
nuove. Dissipiamo tutte le nostre energie e sprechiamo la vita nel
cercare di ricreare queste zone franche, che però non durano mai.
Questo è il samsara.

L’opposto del samsara è quando tutti i muri crollano, il bozzolo si
dissolve completamente, quando siamo totalmente aperti a qualsiasi
cosa possa accadere, senza tirarci indietro, senza fissarci su noi
stessi. E’ ciò a cui aspiriamo, la via del guerriero. E’ ciò che ci
scuote e ci ispira: saltare, essere sbattuti fuori dal nido, passare
attraverso i rituali iniziatici, crescere, entrare in una dimensione
sconosciuta e imprevedibile. Da questo punto di vista, la morte
diventa la comodità, la sicurezza, il bozzolo, l’essere incapsulati
come una vitamina. Questa è la morte. Il samsara rappresenta il
preferire la morte alla vita.(…)

Quando vi ritrovate davanti il solito, vecchio senso di ansia, quando
il vostro mondo si sta disintegrando e non vi sentite più all’altezza
dell’immagine che avete di voi stessi, quando tutti vi irritano perché
non fanno quello che volete voi, anzi sembrano mettervi il bastone fra
le ruote, quando proprio non vi piacete e non vi piace nessun altro,
quando la vostra vita è tutta uno squilibrio emotivo, confusione e
conflitto, a questo punto ricordatevi che vi trovate in tale tempesta
emotiva proprio perché state facendo rotta, in modo più o meno deciso,
verso la comodità”.

Pema Chodron


Caviglia e dintorni…

Si può imparare qualcosa da una frattura alla caviglia

(e non solo che bisogna stare più attenti)

  • fare Santo chi ha inventato gli antidolorifici
  • inseparabili stampelle, ci si affeziona fino a che lasciano dei segni nei palmi che ricordano le stimmate
  • la sedia girevole con le ruote si trasforma in poco tempo in una carrozzella in versione artigianale
  • la cucina diventa improvvisamente lontanissima e ti concedi una sosta a metà corridoio

  • in bagno ci vai una volta in meno e se dimentichi una cosa in soggiorno la lasci lì e fai senza
  • a volte senti suonare il cellulare, dimenticato in qualche stanza, e scopri come finisce la suoneria
  • torni ad essere dipendente e scopri che alcune persone (a volte nemmeno amici) sono molto disponibili per aiutarti
  • ti accorgi che gli altri, per quanto empatici, non riescono a cogliere fino in fondo la tua condizione
  • riscopri emozioni come la noia e la solitudine. Soprattutto la solitudine
  • si ribaltano alcune tue certezze che consideravi assiomi indiscutibili: il letto può diventare scomodo, anche scomodissimo dopo un pò
  • riscopri i pomeriggi di lettura, ma poi ti stufi anche di quello
  • la radio da “due giri” alla televisione
  • una giornata può essere lunga, lunghissima o interminabile (specie di giugno)
  • la nonna aveva ragione: “i mali vengono in un attimo e se ne vanno lentamente”
  • scopri la vulnerabilità (o la riscopri, se hai già avuto la fortuna di scoprirla)
  • ti ricordi di avere un corpo
  • pensi a come devono essere forti quelle persone che vivono in una situazione di disabilità motoria, poi velocemente ti distrai e pensi a qualcos’altro
  • ripeti più volte alcune frasi, cercando di convincerti, ma con scarso successo: “poteva andare peggio” e “in fondo sono stato fortunato” e “un mese e mezzo passa più in fretta di quanto pensi” e “tanto il mare non mi è mai piaciuto così tanto, e poi almeno qua è fresco”
  • trascorri molto tempo a pensare, niente di particolarmente importante, lasci la mente al pascolo
  • metti la vita in pausa e ti accorgi che il tempo batte con un altro ritmo, meno incalzante
  • fai qualche telefonata che rimandi da mesi (a volte ti accorgi perchè la rimandavi)
  • ascolti un cd dall’inizio alla fine
  • dormi molto e con gusto
  • ogni giorno la vita da “sano” acquisisce sempre più valore, si trasforma in un traguardo luccicante all’orizzonte.. e pensare che sei sempre stato sano e non te ne sei mai accorto

dott. Zucchi Stefano

Psicologo Psicoterapeuta

Anakin Skywalker

Anakin Skywalker, la tormentata ricerca di Sé

“Nebuloso il futuro di questo ragazzo è”

Yoda

 E’ il personaggio attorno cui ruota la saga Star Wars, leggendario Cavaliere Jedi che servì la Repubblica Galattica nei suoi anni finali, prima di diventare Darth Fener, Signore Oscuro dei Sith. Un recente articolo apparso su Psychiatry Research (Bui et al; Vol 185, Issues 1-2, 30 January 2011, Page 299) propone una interessante analisi psicologica del personaggio Anakin Skywalker e suggerisce che incontra i criteri di diagnosi del Disturbo Borderline di Personalità (BPD).

Anakin SkywalkerDa un punto di vista psicodinamico nella sua vita vi sono molti elementi tipici della personalità Borderline: l’assenza paterna e la precoce separazione dalla madre, l’uso di meccanismi di difesa come scissione, proiezione e illusione infantile di onnipotenza. Altri elementi si possono ritrovare nella diffcoltà nella regolazione degli impulsi e nel controllo delle reazioni emotive.
Un’analisi che prenda in considerazione il sistema di diagnosi dei disturbi mentali (DSM – IV tr) rivela che questo personaggio soddisfa sei dei nove criteri per la diagnosi di disturbo Borderline di Personalità: innanzitutto l’impulsività, la difficoltà nel controllare la rabbia, l’alternanza tra idealizzazione e forte svalutazione dei suoi méntori Jedi. Le problematiche abbandoniche (paura pervasiva e permanente di perdere la moglie) lo portano a gesti estremi e fino a tradire i propri compagni e maestri Jedi. Anakin ha anche due episodi dissociativi in seguito ad eventi traumatici: il primo avviene quando, dopo la morte della madre, compie lo sterminio della tribù dei Sabbipodi, e il secondo appena dopo il passaggio al lato oscuro. Tutto il film descrive la ricerca di se stesso: passare al lato oscuro e cambiare nome può essere interpretato come segno di un disturbo d’identità.
Anakin Skywalker, lo straordinario personaggio nato dalla fervida fantasia di George Lucas, che racchiude in sè il dramma di una storia di vita traumatica, la tormentata ricerca di sè e la redenzione finale.

La storia del personaggio

Anakin Skywalker fu il  Figlio di Shmi Skywalker, diventò il marito segreto della senatrice di Naboo, Padmé Amidala, e padre del leggendario Jedi, Luke Skywalker e Leia Organa Solo. Star Wars

Skywalker trascorse i primi anni della sua vita su Tatooine come schiavo insieme a sua madre. Ancora bambino incontrò un Jedi di nome Qui-Gon Jinn, ottenne la libertà e partì da Tatooine, lasciando indietro la madre, cosa di cui risentì sempre. In breve tempo entrò nell’Ordine Jedi diventando Padawan a Obi-Wan Kenobi, e si ritenne che fosse il Prescelto di una profezia Jedi, colui che avrebbe portato equilibrio nella Forza distruggendo i Sith. In seguito Skywalker si unì con Padmé Amidala, malgrado le restrizioni dell’Ordine Jedi, che impedì loro di rendere il matrimonio pubblico. Nel frattempo, subì la violenta morte della madre. Combattè nella Guerra dei Cloni col suo maestro, diventò Cavaliere Jedi e fu noto come “L’eroe senza paura”; nonostante ciò, portava con sé una grande sensazione di perdita oltre alla rabbia. La sua incapacità a controllare queste sensazioni lo portò alla sua caduta quando si convertì al Lato Oscuro della Forza. Anakin diventò Darth Vader e fu fondato l’Impero Galattico. Capitanò lo sterminio degli Jedi, di cui sopravvissero solo 100 tra cui il Grande Maestro Yoda e il vecchio maestro di Anakin, Obi-Wan Kenobi. I suoi figli, Luke e Leila, nacquero in quegli anni, anche se Anakin non era al corrente della loro esistenza.

Successivamente un giovane pilota Ribelle distrusse la Super Arma dell’Impero, la Morte Nera; Fener diventò ossessionato nello scoprire l’identità di questo pilota e spese molti anni alla sua ricerca. Scoprì che il pilota era Luke Skywalker, suo figlio, nato prima della morte di Amidala. Darth Fener

Nella parte finale della sua storia Fener si riscattò e per salvare il figlio Luke uccise l’Imperatore, salvando così il destino della Galassia. In questo modo mostrò che la Forza Oscura non aveva annientato la sua personalità, morì con il nome di Anakin Skywalker e diventò Fantasma di Forza.


cambiamento

Metabolé

Consapevole dell’impermanenza, diventi positivo, amorevole e saggio.
Thich Nhat Hanh

Metàbole: dal greco metabolé ‘mutamento, cambiamento’, derivato di metabállein ‘gettare oltre, cambiare’.

Le nostre vite sono in continuo mutamento e opporsi ad esso è un tentativo vano, che spesso porta a sofferenza, insoddisfazione, senso di vuoto.
Come esseri umani abbiamo infatti una spiccata capacità di adattamento che ci permette di sopravvivere anche psicologicamente in ogni circostanza. Col tempo creiamo un equilibrio, ci affezioniamo e ci identifichiamo con esso. Inevitabilmente poi le cose cambiano (luoghi, persone e anche noi stessi) e siamo costretti a mettere in dubbio l’equilibrio che avevamo creato. cambiamento Allora iniziamo a sentire varie tensioni e spinte ad abbandonare quella posizione.. ma spesso ci ostiniamo ad aggrapparci alla certezza di quello che eravamo..
Ecco, questa difficoltà ad accettare il cambiamento è spesso responsabile della incapacità a gestire molte situazioni problematiche come il lutto, le separazioni, le crisi maturative, il distacco dai figli, i cambiamenti nella vita di coppia, ecc.
Abbiamo paura dei cambiamenti perchè ci espongono all’ignoto, al timore di non essere in grado di farcela, alla difficoltà a rinunciare alle cose cui siamo legati, ecc.

Talvolta di fronte ai cambiamenti drammatici o semplicemente evolutivi della nostra vita rimaniamo bloccati in uno stato di sofferenza perchè abbiamo la convinzione che le cose, le relazioni, debbano essere durevoli e immutabili.

E’ un pò quello che i buddisti chiamano impermanenza.
Se un fiore sfiorisce e muore non soffriamo granchè, perchè sappiamo che i fiori nascono e muoiono. Sappiamo anche che rinascerà, con le giuste cure; allora non soffriamo perchè sappiamo che questo fa parte della sua vita.
Se invece la nostra amata ci lascia, la nostra sofferenza può essere insopportabile. Succede questo anche perchè siamo convinti che quella relazione avrebbe dovuto durare per sempre. Soffriamo anche quando ci accorgiamo che una relazione affettiva è cambiata; ci sentiamo traditi perchè eravamo convinti che almeno queste cose non dovessero cambiare mai. Ci chiudiamo in noi stessi e rimaniamo bloccati dalla rabbia.

Se non comprendiamo e accettiamo questi cambiamenti non possiamo interrogarci sulla loro natura, attivarci personalmente per stabilire un nuovo equilibrio, e infine salvare quello a cui teniamo.

E allora mettiamoci in gioco, facciamo metabolé, accettiamo il naturale e necessario processo di trasformazione delle cose e di noi stessi… è meglio padroneggiarlo piuttosto che esserne travolti e diventarne vittime.
Scopriremo in poco tempo che il cambiamento arricchisce le nostre vite.

Dott. Stefano Zucchi

Psicologo – Psicoterapeuta


hamburger

Counseling Psiconutrizionale

hamburger

Quante volte abbiamo incominciato una dieta per perdere peso ma ci siamo arresi dopo qualche settimana di sacrifici estenuanti?

A volte si tratta di diete fortemente squilibrate, che comportano gravi privazioni di nutrienti e quindi sono poco tollerate dall’organismo (per fortuna…). Altre volte sono diete corrette ma che in ogni caso si scontrano con forti resistenze del nostro corpo; proviamo a concentrarci sul menù giornaliero, sulle quantità, ma non riusciamo ad avere la giusta continuità e piano piano le eccezioni diventano una regola fino a mollare la dieta.

Perchè è così difficile privarsi del cibo?

Quante volte abbiamo incominciato una dieta per perdere peso ma ci siamo arresi dopo qualche settimana di sacrifici estenuanti?

A volte si tratta di diete fortemente squilibrate, che comportano gravi privazioni di nutrienti e quindi sono poco tollerate dall’organismo (per fortuna…). Altre volte sono diete corrette ma che in ogni caso si scontrano con forti resistenze del nostro corpo; proviamo a concentrarci sul menù giornaliero, sulle quantità, ma non riusciamo ad avere la giusta continuità e piano piano le eccezioni diventano una regola fino a mollare la dieta.

Perchè è così difficile privarsi del cibo? torta o carote?

Il nostro stile alimentare è estremamente connesso a fattori emotivi e psicologici (oltre che culturali ecc.). Mangiare non è solo assumere nutrienti, è una gratificazione profonda e antica, con una forte spinta motivazionale, un po come ricevere un premio. Pensate poi a tutti gli aspetti evolutivi (ad esempio il latte materno che dona calore, cure ed affetto) e anche alla spinta biologica per la sopravvivenza della specie. L’alimentazione è poi intimamente legata a ricordi, vissuti personali, profumi, sapori ecc.

Il cibo, infine, viene comunemente usato per gestire le emozioni negative quotidiane (pensate ad esempio a quanto potremmo mangiare in tarda serata in solitudine davanti alla televisione, o nel momento di rilasciamento di tutte le tensioni giornaliere, lavorative ecc.).

E’ anche per questo che spesso mettersi a dieta non basta per riuscire a seguirla in modo continuativo.

Quando, in caso di sovrappeso, obesità, problematiche mediche, ci sono difficoltà a seguire una dieta corretta, è estremamente utile seguire un percorso di Counseling Psiconutrizionale.

Si tratta di un ciclo di incontri a cadenza settimanale (o bisettimanale) che tramite l’uso di diari alimentari e di tecniche di tipo Cognitivo Comportamentale affianca il percorso dietetico e permette di:

– trovare la giusta motivazione per portare a termine il percorso dietetico

– strutturare un cambiamento nello stile di vita

– distinguere fame biologica da fame emotiva

– imparare le tecniche di gestione della fame emotiva

– avere la possibilità di lavorare su eventuali problematiche relazionali o psicologiche che sottostanno alla difficoltà nel tollerare le emozioni negative

– individuare un obiettivo di peso ragionevole, ecc.


E’ un percorso che si svolge con la supervisione di un professionista nel campo dell’alimentazione.

Attualmente i dietisti che mi affiancano in questo percorso sono la dott.ssa Sara Biondi, la dott.ssa Mara Grandi, la dott.ssa Chiara Zannoni.


emozioni e cibo

Alimentazione Emotiva

“Fate l’amore con il sapore”

Spot pubblicitario

“Non riesco a mandarlo giù”
“Sono pieno fino a qui di questa situazione”
“Mi è difficile da digerire e non vedo l’ora di sputarlo fuori”
“Quel tizio mi fa vomitare”
“Ti faccio ingoiare quello che hai detto…”

 Esistono molti altri esempi di come nella nostra cultura vi sia una confusione tra cibo ed emozioni. L’alimentazione emotiva significa usare il cibo per far fronte alle emozioni che abbiamo difficoltà a tollerare. Non è una malattia né un segno di debolezza: raramente infatti mangiamo solo per soddisfare la fame biologica e per nutrirci.

emozioni e cibo

L’alimentazione emotiva permette di affrontare situazioni di noia, ansia, rabbia o tristezza con una cosa che è sempre disponibile e che dà una gratificazione immediata: il cibo. Il vantaggio a breve termine è di bloccare o attenuare le emozioni negative. Lo svantaggio è che non permette di riflettere sulle proprie emozioni, distanziarsene, accettarle ed elaborare risposte adeguate. Succede infatti che disinneschiamo quelle emozioni assumendo del cibo ma perdiamo la possibilità di capire cosa le ha generate, e quindi fronteggiare la causa in modo da evitare che si ripeta.

In poche parole i problemi rimangono lì dove sono e le emozioni negative si ripresenteranno. Vi è poi il senso di colpa per aver perso il controllo sul cibo, tanto maggiore se in presenza di sovrappeso o obesità.

Può quindi verificarsi un circolo vizioso, che semplificando può apparire così:

Alimentazione Emotiva

Ecco 3 comportamenti tipici dell’alimentazione emotiva:

  • Spuntini furtivi, specie nel tardo pomeriggio, sera o tarda notte.
  • Pascolo, fame emotiva intermittente in luoghi differenti per tutto l’arco della giornata. Emozioni come noia, rabbia, paura..
  • Abbuffata compulsiva, seguita da senso di colpa, disgusto di sé e la convinzione che non ho il controllo sulla fame..

Cosa fare?

La soluzione più efficace per imparare a controllare l’alimentazione emotiva è il Counseling Psiconutrizionale, un ciclo di 5 o 10 incontri che si basa sulle moderne tecniche Cognitivo Comportamentali per affrontare sovrappeso ed obesità.

Counseling Psiconutrizionale: di cosa si tratta?


Una moderna schiavitù

 Nadia tu mi parli di bilancia, gonfiore, jeans stretti, pancia, cellulite, olio, pizza, cioccolato… ma non ti accorgi che qui c’è in gioco la tua libertà… dietro a tutti questi pensieri che banchettano nella tua mente c’è una vita che si sta inaridendo e si arrende al disturbo alimentare… Non hai più il controllo, non sei più libera… 

Nel 2016 non ci sono più pesanti catene di ferro a impedirci di essere liberi, non c’è l’inquisizione e il rogo, né fascisti o partigiani… Oggi la schiavitù è molto più sottile e invisibile… nel modo in cui ci si veste, in cui si parla, nell’aderire ai soliti stereotipi sociali, agli ideali di bellezza imposti dalle grandi marche, dai cosmetici… nel dover apparire, mascherarsi… che poi genera tutta questa paura di mostrarsi per come si è, e questa difficoltà ad accettarsi…

Nadia non stai lottando contro il gonfiore o i fianchi larghi… stai lottando per la tua libertà personale… la libertà di avere in testa sogni, desideri, progetti, fantasie e giochi… invece che essere schiavi di pensieri finti, sterili, pensieri che ci offrono soluzioni improbabili al nostro malessere: “Devo arrivare a 45 kg… Devo perderne ancora 5… Deve entrarmi il jeans dell’anno scorso… Devo avere la pancia piatta… altrimenti ho fallito… altrimenti non valgo niente… altrimenti faccio schifo…” Non sono i tuoi pensieri, Nadia, è una moderna schiavitù che ti vuole appiattire, annullare, costringerti all’infelicità, a inseguire una follia...

Credi davvero che sarai felice a xx kg?

Pensa a quello a cui rinunci… è anche difficile immaginarlo… non hai nemmeno l’idea di quello che può esserci in una vita in cui cibo e corpo vengono spodestati…

Allora prova a fare questo esercizio: ogni volta che ti viene il pensiero, per esempio “Sono gonfissima, devo eliminare..” tu sostituiscilo con “Cosa mi serve davvero per essere felice?”… o anche con il pensiero “Non è il gonfiore, né la pancia, né il cibo… è la mia libertà…”

1. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.