fare shopping è più economico, però...

Terapia quanto mi costi?

fare shopping è più economico, però...Spesso è il fattore economico a spegnere il desiderio e la volontà di iniziare una psicoterapia. Inutile nascondersi dietro un dito: una terapia ha un costo, comunemente considerato elevato, anche per via della durata del trattamento. Ma se si considera la terapia come un regalo che ci si fa per vivere meglio, come un vestito o una cena fuori, allora la prospettiva cambia. A volte bastano dieci colloqui per riuscire a raggiungere alcuni importanti obiettivi.

Ricordate inoltre che le spese per la psicoterapia sono detraibili al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi. La detrazione spetta in misura pari al 19% della spesa.

Tariffario per prestazioni specialistiche:

  • Seduta di psicoterapia individuale, durata 50 minuti:
      • 55 euro presso Studio Privato di Rimini
  • Seduta di psicoterapia di coppia, durata 70 minuti:
      • 70 euro presso Studio Privato di Rimini
  • Percorso Psico-Nutrizionale di gruppo per persone con problemi di peso e alimentazione emotiva, 10 incontri: da definire in base al numero di partecipanti.
  • Percorso di Mindfulness di gruppo MBSR e MBCT: da definire in base al numero di partecipanti

Sei felice?

Perché lo psicologo?

Vorrei che adesso ciascuno di voi pensasse a qualcosa che in questo momento considera molto utile, o divertente, o piacevole… Adesso tornate a un’epoca antecedente della vostra vita, in cui non ne sospettavate nemmeno l’esistenza, oppure ne eravate già a conoscenza, ma per voi non significava nulla… Non sapevate proprio cosa stavate perdendo, non è vero? A quell’epoca non avevate la minima idea di come foste bloccati, e non eravate motivati a cambiare. Eravate sicuri che la vostra comprensione fosse un’accurata rappresentazione del mondo. Ecco quand’è che siete “veramente” bloccati. Cos’è che vi starete perdendo adesso?

RICHARD BANDLER

Poco meno di duecento anni fa, il poeta Giacomo Leopardi si domandava in modo provocatorio se non fossero più felici le pecore. Non era forse preferibile la vita di queste beate bestiole, senza pensieri, senza coscienza di se stesse, senza preoccupazioni riguardo al passato e al futuro?

Sei felice?Capire chi siamo, cosa vogliamo, sentirsi sopraffatti dai problemi della vita quotidiana e non riuscire da soli a trovare le risorse adeguate per reagire… possono essere alcuni motivi che spingono a chiedersi “Dovrei parlare con uno psicologo? Ho bisogno di farmi aiutare?”, anche se spesso non si trova la motivazione o il coraggio per passare all’azione e contattare un professionista.

Nella maggior parte dei casi, si decide di chiedere aiuto e di iniziare un percorso di terapia nel momento in cui il livello di sofferenza e di angoscia che si prova è diventato insopportabile o quando si vedono seriamente compromesse le proprie capacità relazionali e lavorative.

Chiedere aiuto non è indice di debolezza né incapacità ad affrontare da soli le difficoltà della vita.

Segnala invece la capacità di dare ascolto al proprio malessere interiore, affrontando in modo costruttivo una situazione di sofferenza che, con il passare del tempo, può rischiare di consolidarsi e diventare una patologia vera e propria. E’ importante chiedersi quali sono le nostre aspettative nell’iniziare una psicoterapia. Imparare a gestire le situazioni difficili e le sfide che la vita ci presenta? Migliorare la qualità delle nostre relazioni? Eliminare comportamenti nocivi che ci fanno soffrire? Fare la pace con il nostro passato per capire il presente? I motivi possono essere molti.

In ogni caso è importante comprendere che la psicoterapia è condotta nel contesto di una relazione unica tra un professionista competente ed il suo paziente, basata sulla collaborazione e sulla fiducia reciproca, un porto sicuro dove poter arrivare a capire meglio chi siamo ed essere così dolorosamente, magnificamente, pienamente uomini, e non pecore in balia del gregge.


Racconta la tua storia

Racconta la tua Storia

“Scrivere è una forma sofisticata di silenzio”

A. Baricco
Racconta la tua storia

 Raccontare la propria esperienza è importante per informare e sensibilizzare, ma è anche un’occasione per riflettere sul proprio vissuto, dargli senso ed acquisire nuovo slancio vitale.

Questo è uno spazio in cui è possibile condividere la propria esperienza con un problema psicologico.

Puoi farlo in questa pagina cliccando su “Aggiungi commento” oppure commentando la pagina relativa ai sintomi che più si avvicina a quello che hai vissuto o che stai vivendo.

Le storie più rappresentative verranno pubblicate anonime (solo con lo pseudonimo) nelle pagine degli esempi clinici.

Quello che scrivi può aiutare chi soffre dello stesso problema a riconoscersi, capire che non capita solo a lui e che ne può uscire, prendere coraggio e magari fare il primo passo verso la guarigione…

Perchè scrivere è terapeutico?

Normalmente i pensieri, le emozioni, gli eventi della nostra vita rimangono nella nostra mente in una forma non organizzata in maniera consapevole, e comunque condizionano il nostro agire quotidiano. La scrittura è un modo molto efficace per trovare il filo conduttore delle nostre esperienze, per dare un senso e comprendere i nostri vissuti. Questo perché scrivere ci costringe a creare una narrazione coerente, con una precisa dimensione spazio-temporale, quindi a chiarire ed elaborare in profondità quello che normalmente è il caos della nostra vita.

In questo processo complicato che ha come risultato la nascita di un testo, della nostra storia, ci confrontiamo con le emozioni connesse agli eventi e abbiamo una possibilità per elaborarle, capirle, e quindi addomesticarle.


L'aquila che si credeva un pollo

L’aquila che si credeva un pollo

“La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati a fare altri progetti. L'aquila che si credeva un pollo
Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L”uovo si schiuse e l”aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l”aquila
fece quel che facevano i polli del cortile. Un giorno, quand”era ormai vecchia, vide sopra di sè, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante. “Chi è quello?” chiese e il vicino rispose “E” l”aquila, il re degli uccelli che appartiene al cielo mentre noi apparteniamo alla terra perchè siamo polli”. E così l”aquila visse e morì come un pollo, perchè era ciò che pensava di essere….”

La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate. Sono nate dormendo, vivono dormendo, si sposano dormendo, allevano figli dormendo, muoiono dormendo senza mai svegliarsi. Non arrivano mai a comprendere la bellezza e lo splendore di quella cosa che chiamiamo esistenza umana.

Cambiate atteggiamento. Provate a guardare le cose da un punto di vista nuovo! Vi ho detto che la prima cosa da fare è svegliarsi, ammettere che non vi piace essere svegliati. La seconda cosa è capire. Capire che forse avete delle idee sbagliate e che sono queste idee che stanno influenzando la vostra vita rendendola caotica, e che vi tengono addormentati. Le idee riguardo all’amore, alla libertà, alla felicità e così via. E non è facile ascoltare uno che mette in discussione queste vostre idee che sono per voi diventate tanto preziose.

La cosa più difficile del mondo è ascoltare, vedere. Noi non vogliamo vedere. Pensate che un capitalista voglia capire cosa c’è di buono e sano nel sistema comunista? Pensate che un uomo ricco voglia guardare la gente povera? Non vogliamo guardare, perché se lo facciamo potremmo cambiare. Non vogliamo guardare. Se si guarda, si perde il controllo di quella vita che riusciamo a tenere insieme in modo tanto precario. E dunque, per potervi svegliare, la cosa di cui avete più bisogno non è l’energia, la forza, la giovinezza, e nemmeno una grande intelligenza. La cosa di cui avete più bisogno in assoluto è la disponibilità ad imparare qualcosa di nuovo. Le possibilità di svegliarvi sono direttamente proporzionali alla quantità di verità che saprete accogliere senza scappare. Fino a che punto siete disposti a farlo? Quanto, di ciò che avete di più caro, siete pronti a far crollare, senza fuggire? Fino a che punto siete disposti a pensare a qualcosa che non vi è familiare? La prima reazione è di paura. Non che temiamo l’ignoto. Non si può temere qualcosa che non si conosce. Nessuno ha paura dell’ignoto. Quel che si teme è davvero la perdita di ciò che è noto. Ecco di cosa si ha paura.

Alcuni di voi vengono svegliati dall’aspra realtà della vita. Soffriamo a tal punto da svegliarci. Ma la gente non fa che andare a sbattere contro la vita,
una volta dopo l’altra. Continua a girare in stato di sonnambulismo. Non si sveglia mai. Purtroppo, non le viene mai in mente che potrebbe esistere un altro modo di vivere. Non le viene mai in mente che potrebbe esserci un modo migliore di vivere. Tuttavia, se non si è ancora stati bastonati a sufficienza dalla vita, e se non si è sofferto abbastanza, c’è anche un altro modo per svegliarsi: ascoltare. Ciò non significa che dovete essere d’accordo con quello che dico. Non è questo che intendo per “ascolto”. Sapete qual è il segnale del risveglio? E’ il momento in cui ci si chiede:
“Sono io il pazzo, o lo sono tutti gli altri?”
Davvero è così. Perché noi siamo pazzi. Il mondo intero è pazzo. Folli certificabili in piena regola! L’unico motivo per cui non siamo tutti rinchiusi
è che siamo troppi.
Dunque siamo pazzi. Viviamo basandoci su idee pazze riguardo l’amore, ai rapporti con gli altri, alla felicità, alla gioia, a tutto quanto. Ogni nuova idea, ogni grande idea, al suo inizio, era partita da una minoranza costituita da una persona. Quell’uomo di nome Gesù Cristo – minoranza costituita da una sola persona. Tutti dicevano qualcosa di diverso da quel che diceva lui. Buddha – minoranza costituita da una sola persona. Tutti dicevano qualcosa di diverso da quello che diceva lui. Credo che sia stato Bertrand Russel a dire: “Ogni grande idea, ai suoi inizi, è blasfema”.

Anthony de Mello, da “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”


Il percorso contorto del Mississippi per arrivare al mare

Sui fiumi

Il percorso contorto del Mississippi per arrivare al mare

 “Quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c’è una regola

per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall’altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai…”

Alessandro Baricco, da “City”


ideogramma crisi

Crisi e opportunità

“Nel mezzo della difficoltà si cela l’opportunità”
Albert Einstein

Esiste una condizione umana che tutti abbiamo provato almeno una volta: la crisi.ideogramma crisi

Si tratta di momenti difficili in cui ci sentiamo soli, spesso impauriti o addirittura disperati, bloccati in una situazione mai vissuta prima e senza una soluzione indolore e immediata. La rottura di un rapporto affettivo o lavorativo, la morte di una persona cara, ma anche situazioni apparentemente meno traumatiche come la fine dell’università, la nascita di un figlio o il pensionamento.

Non sappiamo cosa fare, abbiamo perso l’orientamento, e le cose della nostra vita ci sembrano improvvisamente diverse e ostili.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura
Ché la dritta via era smarrita”

Dante Alighieri, Inferno, Canto I


“Non era ancor di là Nesso arrivato,
quando ci mettemmo per un bosco
che da nessun sentiero era segnato.
Non fronda verde, ma di color fosco
Non rami schietti, ma nodosi e involti,
non pomi v’eran, ma stecchi con tosco.”

Dante Alighieri, Inferno, Canto XIII, 1-6


La crisi è un momento di rottura con gli equilibri precedenti, in cui traballa persino il nostro modo di vedere noi stessi e il mondo:

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Per qualche istante il Bruco ed Alice si guardarono in silenzio. Infine il Bruco si tolse di bocca la pipa e, con voce languida e assonnata chiese: “E tu chi sei?”.
Questa non era certamente la maniera più incoraggiante per iniziare una conversazione. Alice rispose con voce timida: “Io…io non lo so, per il momento, signore… al massimo potrei dire chi ero quando mi sono alzata stamattina, ma da allora ci sono stati parecchi cambiamenti”.
“Che vuoi dire?” disse il Bruco, severo. “Spiegati!”
“Mi dispiace, signore, ma non posso spiegarmi” disse Alice “perché io non sono più io; capisce?”>
Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll, 1865

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Esistono crisi evolutive, come il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, e crisi accidentali, dovute ad episodi traumatici inattesi, come malattie o lutti.

In ogni caso la crisi non è un evento totalmente negativo, ma un momento di transizione che può essere un’opportunità di crescita, in cui scegliamo e ci costruiamo un’altra identità, più ricca e matura.

Infatti la parola “crisi” deriva dal latino crisis e dal greco krisis, che rimanda a krino, cioè “separo” e quindi “decido”. Crisi dunque significa “scelta”, “momento che separa una maniera di essere diversa da altra precedente”.

Nella lingua cinese la parola crisi è composta da due ideogrammi: “problema” (wei) e “opportunità” (ji).

Siamo stati educati a cogliere immediatamente l’aspetto negativo di un evento “critico”, il suo potenziale di rottura degli equilibri, ma nessuno ci ha insegnato a vederne i lati positivi, l’opportunità e la necessità di un cambiamento.

La crisi quindi è il raro e prezioso momento in cui abbiamo l’opportunità di metterci in discussione, di pensare e ripensare noi stessi. Siamo costretti a mettere in pausa la nostra vita frenetica, a farci delle domande e cercare soluzioni nuove, perchè le soluzioni che ci davamo prima della crisi non funzionano più.

C’è una canzone dei Bluvertigo in cui il cantante Morgan descrive la crisi come un “eccesso di lucidità”.

”Quando arriva una crisi riaffiorano alcuni ricordi
che credevo persi
cosa penso di me cosa voglio da te
dove sono cosa sono e perché

ho il sospetto che non sia un buon esempio
camminare a un metro e mezzo da terra

molto spesso una crisi è tutt’altro che folle
è un eccesso di lucidità
sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi
resta qualche traccia

infatti ultimamente rido per niente
e non mi nascondo più facilmente
e malgrado sembri male
cambia solo il modo di giudicare”

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E allora dobbiamo metterci a cercare, senza sapere esattamente cosa, perché se sapessimo cosa cercare rimarremmo sempre nella terra del conosciuto e non scopriremmo niente di nuovo.

La psicoterapia è lo strumento più adatto a trasformare la crisi in una opportunità.

Letture consigliate:

Alba Marcoli, “Passaggi di vita. Le crisi che spingono a crescere”
Priscilla Bianchi “La crisi come opportunità di crescita: Tappe cruciali e sviluppo umano”

Dott. Stefano Zucchi

Psicologo Psicoterapeuta

Depressione vignetta

I volti della Depressione

Ci sono diverse forme di depressione, alcune più intense che si accompagnano ad allucinazioni e convinzioni deliranti, altre momentanee, legate a momenti di difficoltà di adattamento alle vicissitudini della vita (separazioni, lutti, perdita del lavoro, ecc.). In una di queste forme, la Distimia, vi è una depressione prolungata e attenuata che lascia una certa capacità di far fronte ai propri impegni ma non permette di stare bene con se stessi, di funzionare bene e di realizzare le proprie potenzialità; chi ne soffre è come avvolto quasi sempre dal grigiore.

In alcune persone le fasi depressive si alternano a fasi di euforia ed eccitazione:

Depressione vignetta

è la depressione Bipolare. In queste fasi, dette  maniacali, i sintomi sono opposti a quelli della depressione: la persona si sente straordinariamente su di giri, ha bisogno di meno sonno, parla molto, si distrae facilmente, ha molte idee che le passano veloci in testa, ha forti impulsi sessuali, sottovaluta troppo le difficoltà e sopravvaluta troppo se stessa. A causa di questi problemi può cacciarsi nei guai, fare affari imprudenti o spendere esageratamente.

La depressione è un disturbo particolarmente frequente nelle donne, in particolare dopo la gravidanza e nel periodo dell’allattamento (depressione Post-Parto). Tra le condizioni in grado di scatenare una possibile depressione c’è anche l’età avanzata, cambiamenti nel proprio ruolo socio-familiare e delle proprie capacità di performance e più in generale la “perdita” di  un investimento affettivo (lutti, separazioni…).

La depressione nell’Anziano è caratterizzata da disturbi fisici come mal di testa, palpitazioni e tachicardia, dolori muscolari che si spostano da una parte all’altra del corpo, dolori alle ossa e alle articolazioni, dolori addominali, senso di testa vuota e confusa, stipsi e talvolta diarrea. Nell’anziano può essere meno marcata la bassa stima di sé, mentre è sempre evidente la perdita di piacere e di interesse e la visione negativa del futuro. La compresenza di sintomi fisici dovuti alla depressione e di quelli dovuti a reali malattie fisiche può rendere difficile individuare la depressione. E’ noto inoltre che la depressione peggiora il decorso e la prognosi delle malattie fisiche eventualmente presenti, cioè che chi è depresso reagisce meno bene alle cure.


La depressione nell’Arte e nella Storia

Anche nella Storia, nell’Arte e nella Religione esistono uomini straordinari che hanno sofferto più o meno gravemente di malessere psicologico e depressione.

Vincent van Gogh

E’ considerato oggi l’artista “inquieto” per eccellenza. La natura della sua malattia, che si manifestò prima dei trent’anni, è stata oggetto di numerose ricostruzioni e interpretazioni diagnostiche, fondate soprattutto sulle numerose lettere che van Gogh stesso scrisse al fratello Theo.

Van Gogh - Soglia eternità

Vincent van Gogh, “Sulla soglia dell’eternità”

Van Gogh - Campo di grano con corvi

Vincent van Gogh, “Campo di grano con corvi”

Uno degli ultimi dipinti realizzati da van Gogh è questo campo di grano dalla pennellata vorticosa e tormentata. A proposito di questo quadro scrisse: ” … ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la tristezza, l´estrema solitudine “. In uno di questi campi, di lì a pochi giorni, si sparerà, e morirà due giorni dopo.

Edvard Munch

«Seguivo la strada con due amici quando il sole tramontò. Sentii come una vampata di melanconia che mi serrava la gola. I cieli si tinsero all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai. Mi appoggiai ad un recinto in preda a una stanchezza mortale. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuarono a camminare… rimasi là. Ero solo. Tremavo d’angoscia e sentivo un immenso urlo infinito che pervadeva l’intera natura». Nasce così, nel 1893 uno dei quadri più celebri e significativi della pittura moderna, l’Urlo di Edvard Munch, considerato una delle più riuscite rappresentazioni pittoriche della sofferenza psichica. Questo quadro come tutta la sua arte è caratterizzato da un trasporto emotivo molto intenso che l’artista esprime con tinte forti, tratti marcati e sagome deformate. Nelle sue opere rappresenta emozioni come angoscia, malinconia, terrore e solitudine che esprimono il disagio esistenziale dell’Uomo e il suo logorio interiore.

Munch - L'Urlo

Edvadr Munch, “L’Urlo”

Giacobbe

Anche la Bibbia presenta vari casi di uomini di Dio che hanno sofferto di questo male, ad esempio Giacobbe, dopo la presunta perdita del figlio Giuseppe.

“Quando mi corico dico: Quando mi alzerò?
Ma la notte è lunga e io mi agito tanto fino all’alba […]
Così sono destinato a mesi di vuoto,
e mi vengono distribuite notti di miseria”

“Il mio spirito si è frantumato,
i miei giorni sono finiti,
la tomba è pronta per me.
Sicuramente c’è qualcuno che mi deride;
ha fatto di me lo zimbello delle persone […]
I miei giorni sono trascorsi,
i miei programmi si sono interrotti,
e così i desideri del mio cuore.
Dov’è allora la mia speranza?”

Dott. Stefano Zucchi

Psicologo – Psicoterapeuta


Man Ray - Tears - Depressione

La Depressione

“Nel profondo dell’inverno finalmente ho scoperto dentro di me un’invincibile estate”

(Albert Camus)

 Non siamo destinati ad essere vittime passive del nostro passato, delle circostanze, di episodi che ci hanno profondamente sconvolto, della nostra vulnerabilità emotiva e biologica. Se un certo grado di tristezza e malinconia può essere considerato un normale turbamento dell’umore legato a un periodo di difficoltà, a una perdita o a una malattia, si è affetti da depressione quando non si riesce più a ripristinare un adeguato equilibrio affettivo dentro di sé. E’ importante chiarire che la depressione non è dovuta a colpe personali, a egoismo o a una particolare debolezza di carattere. Non è neppure uno stato d’animo che si può superare da soli con uno sforzo di volontà. Anche se si presenta come un tormento esistenziale la depressione è un’entità clinicamente significativa, un naufragio esistenziale che porta al venir meno del senso di vivere, ed ha tra le cause radici biologiche (cambiamenti nella regolazione dei neurotrasmettitori che controllano il passaggio degli impulsi nervosi) genetiche e psicosociali.

I farmaci possono essere importanti nel ridurre i sintomi e migliorare il tono dell’umore ma non possono costruire un nuovo equilibrio psicologico né un cambiamento profondo, non migliorano le abilità sociali e non riducono la vulnerabilità alle ricadute. La psicoterapia cognitiva comportamentale invece, unita se necessario ad un approccio farmacologico, accompagna la persona a prendere coscienza delle possibili cause e insegna a correggere i modi disfunzionali di pensare che mantengono questo problema. E’ la forma di terapia che ha ricevuto più conferme negli studi clinici.

Man Ray - Tears - Depressione

Man Ray, “Tears”

Sintomi:

  • Stato d’animo di tristezza, abbattimento, sentirsi giù per la maggior parte del giorno, spesso peggiora al mattino
  • Perdita di interesse o piacere per le attività quotidiane e per ciò che succede attorno a sé
  • Trascurare il proprio aspetto, la propria cura personale
  • Pessimismo e mancanza di speranze, fino alla disperazione
  • Atteggiamento solitario, apatico, con espressione del viso spenta o assente
  • Irritabilità o agitazione: a volte intolleranza verso i propri difetti (reali o immaginari) e verso i difetti o gli sbagli altrui
  • Senso di colpa eccessivo
  • Senso di valere poco, di essere un fallito, di essere inutile o senso di vuoto
  • Pianti frequenti, a volte immotivati
  • Cambiamenti nell’appetito: per lo più le persone depresse perdono l’appetito e dimagriscono, ma ve ne sono che mangiano di più
  • Difficoltà a concentrarsi e a prendere decisioni, anche piccole
  • Incapacità di pensare lucidamente
  • Mancanza di energia, facile stanchezza e spossatezza: spesso si trascorre molto tempo sul divano o a letto, e ci si sveglia la mattina con un senso di incapacità ad affrontare la giornata
  • Disturbi del sonno: chi è depresso spesso si sveglia troppo presto al mattino senza sentirsi riposato; vi sono però persone depresse che dormono troppo.
  • Pensieri ricorrenti che non vale la pena di vivere o addirittura pensieri di morte o suicidio
  • Episodi di pianto immotivato
  • Diminuzione dell’interesse sessuale
  • Isolamento sociale
  • Dolore somatico diffuso (a volte cefalea, disturbi gastrointestinali, ecc)
  • Difficoltà di memoria, che nell’anziano possono essere tali da dar luogo a un quadro di apparente demenza, la cosiddetta pseudodemenza depressiva

Depressione donna

Si può parlare di depressione quando il nostro umore, che di solito è come un pendolo che oscilla continuamente tra gioia e tristezza, slancio e insicurezza, si blocca e si irrigidisce solo sui toni “bassi” per un periodo abbastanza lungo; quando si perde l’interesse e il piacere nel fare attività che prima piacevano, si hanno disturbi nel sonno, diminuzione del desiderio sessuale, tendenza all’isolamento, crisi di pianto.
Accanto alla tristezza, al senso di vuoto e di inutilità sono presenti sentimenti di insicurezza, di essere indegni, pensieri ricorrenti anche di morte e di suicidio.
La depressione è caratterizzata da un cambiamento nel modo di pensare, di sentire, di agire. Anche se questo cambiamento può avvenire in modo graduale, la persona depressa non è più la stessa di prima. Ad esempio, uno studente brillante potrebbe arrivare a convincersi di non essere in grado di terminare i suoi studi; una madre affettuosa può cominciare a trascurare i suoi figli; un lavoratore intraprendente può perdere ogni interesse per la propria attività.
Un’altra comune conseguenza della depressione è la vergogna di essere depresso e di non riuscire a superare la depressione: ma è solo accettando questa condizione, sinonimo anche di una certa sensibilità, che si può chiedere aiuto e iniziare un cammino concreto per uscirne.

Segue: I volti della depressione

Dott. Stefano Zucchi

Psicologo – Psicoterapeuta


panic

Attacchi di Panico: la storia di Giovanna

 Giovanna1 è una donna di 43 anni, madre di un adolescente. E’ sempre stata una persona apprensiva, ma non ha mai avuto problemi psicologici a parte qualche difficoltà dopo il parto. Un sabato in cui è particolarmente stressata e di fretta, mentre fa la spesa da sola all’ipermercato è improvvisamente colpita da un forte disagio. C’è una grande folla di clienti, caos e forti rumori. Giovanna inizia a sentire un dolore al petto, tachicardia, giramenti di testa e nausea, senso di soffocamento, intensa sudorazione. In pochi istanti queste sensazioni peggiorano e viene colta dal terrore, dalla certezza di impazzire o di stare per avere un infarto.

panicInoltre è assalita dalla paura che le altre persone possano notare i suoi atteggiamenti e si chiede cosa potrebbero pensare di lei. C’è molta folla e pensare che l’uscita è lontana la fa disperare: ha paura di perdere il controllo, di mettersi a urlare in mezzo al supermercato “come una pazza!”.
Tutto questo accade in pochi minuti che per Giovanna sembrano un’eternità.
Poi un signore vicino a lei si accorge che c’è qualcosa che non va e la accompagna in una corsia più tranquilla, le dà qualche parola di comprensione e rassicurazione, e lei si riprende completamente in pochi minuti.
Il primo attacco di panico è un’esperienza terrificante, tanto che Giovanna da quel momento vive con la paura che possa ripresentarsi. Allora corre ai ripari iniziando ad evitare i posti in cui crede che potrebbe verificarsi un nuovo attacco: smette di fare la spesa da sola o comunque solo in piccole botteghe conosciute, smette di andare al cinema, nei ristoranti affollati e nei centri commerciali, smette di passeggiare da sola in centro e di frequentare la palestra. Progressivamente la sua vita cambia e a Giovanna sembra un normale adattamento: in pochi mesi la sua vita ruoterà attorno ad alcuni posti “sicuri”, si sentirà sempre meno indipendente perché deve sempre farsi accompagnare da qualcuno che possa aiutarla se si ripresenta l’attacco e porterà sempre con se le gocce di ansiolitico che le ha prescritto il suo medico.
Nel frattempo Giovanna inizia una serie di accertamenti ed esami, visite specialistiche ripetute da vari medici che sono concordi nell’escludere una patologia organica: “Lei è sana. I suoi sono attacchi di panico. Dovrebbe parlarne con un professionista.”
Giovanna è riluttante all’idea di andare da uno psicologo: “Io non sono matta! Questi disturbi fisici ce li ho veramente, non mi sto inventando niente!”.
Poi i suoi familiari la convincono a fare almeno un solo colloquio e Giovanna trova finalmente ascolto, comprensione e rassicurazione. Le viene spiegato il meccanismo subdolo di questo problema molto comune, e il modo di superarlo.
Nell’ambito di un percorso relativamente breve Giovanna affronta le sue paure e si riappropria dello spazio vitale che il disturbo le aveva tolto.

Dott. Stefano Zucchi

Psicologo Psicoterapeuta

1. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.


Homer - l'Urlo

Attacchi di Panico

 Secondo le stime più recenti (Adnkronos, 2010) sono 8 milioni gli italiani che soffrono di Attacchi di Panico,

Homer - l'Urlospesso giovani tra i 15 e i 35 anni, o adulti tra i 44 e i 55 anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità entro il 2020 sarà la seconda patologia più diffusa al mondo, dopo i disturbi cardiovascolari.

Di cosa si tratta

Sono episodi in cui si viene colti da un improvviso terrore, che raggiunge la massima intensità in pochi istanti e si esaurisce nell’arco di alcuni minuti. Sono accompagnati da un senso di perdita del controllo, paura e sintomi fisici come palpitazioni, dolore al petto, senso di mancanza d’aria. In alcuni casi c’è la sensazione di trovarsi all’esterno del proprio corpo e di guardarsi dall’alto (depersonalizzazione); in altri la sensazione che il proprio corpo sia irreale (derealizzazione).

La Paura della Paura

Il primo attacco è un’esperienza terribile; da quel momento è sempre presente il timore di un nuovo attacco. Si sviluppa così uno stato di allerta persistente, chiamato Ansia anticipatoria.

Sintomi

–  Palpitazioni
–  Senso di affanno e di mancanza d’aria
–  Vertigini, senso di instabilità o di svenimento
–  Sensazione di perdere il controllo
–  Dolore al petto
–  Improvvisa sudorazioneAttacco di Panico al supermercato
–  Vampate di calore o brividi
–  Formicolii e tremori
–  Nausea o dolori addominali
–  Paura di morire o di impazzire
–  Sensazione di irrealtà o di estraneità
–  Forte disagio se ci si trova in luoghi dai quali sarebbe difficile allontanarsi o ricevere aiuto

Pensieri frequenti

“Se vedono che sto male pensano che sono strano”

“Se chiedo aiuto faccio una figuraccia”

“Se sto male come faccio ad uscire?”

“Se c’è la fila mi viene un attacco”

“Mi gira la testa, e se svengo?”

“Mi manca l’aria, soffoco!”

“Mi verrà un infarto”

Il circolo vizioso del Panico

Ecco come si genera l'attacco di panico

Cosa fare

Per prima cosa rivolgiti al tuo Medico per effettuare alcuni accertamenti ed escludere eventuali disturbi organici (ad es. ipertiroidismo). E’ importante porre un limite ragionevole al numero di esami, che potrebbero nascondere una difficoltà ad accettare la natura psicologica del problema.

La punta dell’iceberg

Il disturbo di Panico è spesso l’espressione di un disagio nascosto, a volte un blocco in una fase cruciale del percorso evolutivo personale. La psicoterapia aiuta a capire il ruolo del disturbo nel proprio percorso esistenziale, a rispondere a domande come: 
Cosa sta segnalando questo panico?
Cosa vuole comunicare?
Sono bloccato? Sono felice?

Terapia Cognitivo-Comportamentale

Sei stufo di dipendere da un farmaco, di vivere nella paura che possa ritornare l’attacco, di avere il terrore di affrontare una coda in auto o alle poste?Panic button
Sei stufo di nascondere il problema, di temere che qualcuno scopra il tuo “segreto” e ti giudichi male?
Vorresti tornare alla normalità?
Se aspetti a curarlo potrebbe diventare cronico.
Se ti affidi a un farmaco potrebbe essere difficile abbandonarlo in seguito.
La psicoterapia cognitivo comportamentale, individuale o di gruppo, può aiutarti a risolvere il problema in modo definitivo e dare un senso a quello che stai vivendo.
E’ una terapia psicologica breve, un percorso strutturato e collaborativo, efficace nella maggior parte dei casi, che permette di liberarsi per sempre dagli Attacchi di Panico. Ecco i contenuti principali:
Psicoeducazione, Rilassamento e Respirazione Diaframmatica, Esposizione graduale alle sensazioni corporee e alle situazioni temute, Ristrutturazione Cognitiva delle credenze disfunzionali, Assertività e Problem Solving, ecc.

L’Agorafobia

Con l’aggravarsi dei sintomi si cerca di evitare ogni situazione che potrebbe evocare un attacco, specialmente i luoghi affollati, i luoghi chiusi, le file, gli spazi aperti, i posti in cui si è soli, ecc.
Gli evitamenti possono portare a cambiare radicalmente il proprio stile di vita, a limitare la propria autonomia, a vivere confinati in pochi luoghi “sicuri”, incapaci di tollerare la minima variazione dalla routine quotidiana e spesso in balia di un farmaco che ci si porta sempre con sé.
Nei casi più gravi l’isolamento sociale può portare ad una forma di depressione secondaria.

Un esempio: il caso di Giovanna

 Dott. Stefano Zucchi

Psicologo Psicoterapeuta